Marco Pantani: Vallanzasca aveva ragione, affermazione choc del PM!

C’è stata la camorra dietro le analisi del ciclista italiano Pantani per costringerlo al ritiro ed alla vittoria di altri ciclisti, sui quali, l’organizzazione criminale aveva scommesso tantissimi quattrini. Marco Pantani, uno dei migliori ciclisti del mondo, quel maledetto 5 giugno 1999 a Campiglio, fu protagonista delle cronache per via del livello di ematocrito nel sangue di una percentuale del 1,9 superiore al massimo consentito, da allora si aprirono le porte di un calvario che terinò tragicamente per il “pirata” del ciclismo. Secondo quanto afferma il Pubblico Ministero, nel procedimento del tribunale di Forlì, Sergio Sottani, a stabilire che ci fu lo zampino della camorra a fermare Pantani dal Giro d’Italia in quel giugno del 1999.

Marco Pantani: Vallanzasca aveva ragione, affermazione choc del PM!

Marco Pantani: Vallanzasca aveva ragione, affermazione choc del PM!

Una storia per tutto il movimento sportivo italiano ed un atleta, che ha subito un’ingiustizia che gli ha stroncato la carriera e lo ha portato successivamente ad un finale tanto tragico quanto drammatico. Ecco quanto espone il PM, Sottani: “Un clan camorristico minacciò un medico, per costringerlo ad alterare il test e far risultare Pantani fuori norma”. In precedenza altre dichiarazioni furono rivolte alla truffa perpetrata nei confronti di Pantani come quelle del bandito Renato Vallanzasca in carcere che qualche anno addietro disse: “Un membro di un clan camorristico in carcere mi consigliò fin dalle prime tappe di puntare tutti i soldi che avevo sulla vittoria dei rivali di Pantani. Non so come, ma il pelatino non arriva a Milano. Fidati”.

Dietro la fine ciclistica ed il calvario vissuto da Marco Pantani, l’ombra della camorra ed un giro di scommesse sul giro d’Italia del 1999. Quanto dichiarato mesi fa da Renato Vallanzasca adesso sembra essere stato confermato dal PM del tribunale di Forlì che è giunto alla sua versione dopo una serie di indagini sul caso del ciclista.

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